Gli avvicendamenti ai vertici militari ucraini arrivano in una fase di stallo posizionale: la mappa mostra pressione russa a Pokrovsk e contenimento a Sumy, mentre la guerra si sposta sulle infrastrutture.
Ucraina: rimpasto ai vertici militari mentre il fronte resta lento
Il comando militare ucraino ha attraversato negli ultimi mesi una serie di avvicendamenti ai vertici. La tesi che circola tra gli analisti è che si tratti di una riorganizzazione della catena di comando in un momento in cui il fronte terrestre non registra spostamenti significativi. Vale la pena guardare i luoghi, e i numeri disponibili, prima delle interpretazioni.
La direttrice orientale resta quella dove la pressione russa è più costante. L’asse va da Pokrovsk, nell’oblast di Donetsk, verso ovest lungo la linea che passa per Myrnohrad e Kostjantynivka. Qui, secondo i bollettini quotidiani dello Stato maggiore ucraino, si concentra la quota maggiore degli scontri: le cifre di combattimenti giornalieri rivendicate da Kiev in questo settore superano regolarmente quelle di tutti gli altri assi messi insieme. Sono dati non verificabili in modo indipendente, e vanno letti come rivendicazioni di parte.
Il gruppo di analisi statunitense Institute for the Study of War, che elabora mappe su base quotidiana a partire da fonti aperte, colloca l’avanzata russa nell’area di Pokrovsk in termini di chilometri quadrati a settimana, non di chilometri lineari di sfondamento. È una precisazione che conta: significa infiltrazioni di piccoli gruppi tra le linee, non movimento di colonne meccanizzate. Il ritmo è lento e a costo elevato per entrambe le parti, secondo le stime dell’ISW, che restano stime.

Sul versante nord, nell’oblast di Sumy, la situazione descritta dalle fonti ucraine è di stabilizzazione dopo l’incursione russa dell’estate. Kiev sostiene di aver contenuto l’avanzata a ridosso del confine. Mosca non ha rivendicato progressi significativi in questo settore nelle ultime settimane. Nessuna delle due versioni è confermata da fonti terze sul terreno.
La logistica è il punto in cui gli avvicendamenti ai vertici trovano una possibile spiegazione operativa. La guerra dei droni ha modificato la profondità del campo di battaglia: le retrovie fino a diverse decine di chilometri dalla linea di contatto sono oggetto di sorveglianza continua da parte di velivoli senza pilota su entrambi i fronti. Questo rende più difficile il movimento di rifornimenti verso le posizioni avanzate. Le forze ucraine hanno investito in reti anti-drone e in vie di rifornimento alternative; l’efficacia di queste misure è rivendicata da Kiev ma non misurabile dall’esterno.
Sul piano dei colpi in profondità, l’Ucraina ha aumentato nel corso dell’anno la frequenza degli attacchi con droni a lungo raggio contro infrastrutture energetiche e raffinerie in territorio russo. Le autorità russe hanno confermato episodici incendi e sospensioni temporanee di attività in alcuni impianti; l’entità del danno complessivo alla capacità di raffinazione russa è oggetto di stime divergenti e non c’è un dato consolidato. Mosca, dal canto suo, prosegue con attacchi combinati di missili e droni contro la rete elettrica ucraina, in vista della stagione fredda.
Torniamo agli avvicendamenti. Un cambio ai vertici in fase di stallo posizionale può rispondere a più esigenze: adeguare la struttura di comando alla guerra dei droni, ridurre i livelli decisionali, o semplicemente sostituire figure ritenute non più adeguate. Attribuire questi movimenti a un miglioramento delle prestazioni sul campo richiede un dato che al momento non esiste in forma verificata. La mappa, per ora, mostra continuità: pressione russa a Pokrovsk, contenimento ucraino a Sumy, guerra a distanza sulle infrastrutture.
Chi sostiene che la riorganizzazione stia già producendo effetti indica la tenuta della linea nell’oblast di Donetsk. Chi la legge diversamente osserva che le posizioni attorno a Pokrovsk restano sotto pressione da oltre un anno e che la città è progressivamente accerchiata sui lati. Entrambe le letture si appoggiano agli stessi bollettini, interpretati in senso opposto. È la condizione normale di un fronte che si muove per chilometri quadrati e non per linee spostate sulla carta.
Sul piano civile, l’Alto Commissariato ONU per i diritti umani ha documentato, per il periodo dall’inizio dell’invasione su vasta scala fino ai rilevamenti più recenti, oltre 12.000 civili uccisi in Ucraina, precisando che il totale effettivo è verosimilmente superiore.

