Soldato in uniforme mimetica e equipaggiamento tattico davanti a edifici distrutti.

La nomina di Mykhailo Drapatyi al vertice delle forze di terra ucraine arriva mentre la pressione russa si concentra sul nodo logistico di Pokrovsk. Ma la direzione del fronte dipende da vincoli che stanno sopra e sotto la catena di comando.

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Ucraina: il nuovo comando delle forze di terra e i limiti del fronte est

La nomina di un nuovo comandante non sposta una linea di contatto. La sposta la logistica, il rapporto tra uomini e chilometri da tenere, la disponibilità di riserve. È da qui che conviene partire per capire cosa cambia, e cosa no, con l’arrivo di Mykhailo Drapatyi al vertice delle forze di terra ucraine.

Drapatyi è un ufficiale associato alla difesa del settore di Kharkiv, nella primavera del 2024, quando le forze russe avevano aperto un cuneo a nord della città, verso Vovchansk. Quel fronte si è poi stabilizzato: l’avanzata russa si è fermata a ridosso del confine e dentro Vovchansk, senza sfondare verso il capoluogo regionale. È una credenziale operativa concreta, ma va letta per quello che è: la gestione difensiva di una direttrice secondaria, non l’inversione di una tendenza generale.

La tendenza generale, sulla mappa, resta a favore delle forze russe nel Donbass. Le rilevazioni dei ricercatori che tracciano il fronte in modo indipendente, come il progetto DeepState di parte ucraina e i geolocalizzatori dell’Institute for the Study of War, convergono da mesi su un punto: la pressione più forte è nel settore di Pokrovsk, nell’oblast di Donetsk. È lì che nell’ultimo anno si è concentrata la maggior parte dei guadagni territoriali russi, misurati in chilometri quadrati modesti ma continui.

Bandiera ucraina e stemma militare cuciti su una divisa mimetica digitale.
Insegna ucraina su uniforme mimetica delle forze terrestri. — Foto: Алесь Усцінаў — Pexels License, via Pexels

La geografia di quel settore spiega la posta in gioco. Pokrovsk è un nodo stradale e ferroviario che alimenta la parte ucraina del Donbass ancora sotto controllo di Kiev. A sud-ovest, verso Pokrovsk, e a nord-est, verso Kostiantynivka e Kramatorsk, corre la dorsale logistica che tiene in piedi le posizioni ucraine tra Chasiv Yar e Toretsk. Chasiv Yar e larga parte di Toretsk sono state rivendicate dalle forze russe negli ultimi mesi; la conferma per singoli quartieri arriva quando compaiono geolocalizzazioni verificabili, e su questi due centri il quadro indica un controllo russo prevalente, contestato in alcuni punti.

Il problema che un comandante delle forze di terra eredita non è tattico ma strutturale. Il fronte ucraino misura oltre mille chilometri di linea attiva. Per tenerlo servono uomini distribuiti con densità sufficiente a impedire infiltrazioni di piccoli gruppi, tecnica che le forze russe usano da tempo per aggirare le posizioni fortificate invece di assaltarle frontalmente. La carenza di fanteria è il vincolo ricorrente segnalato dai comandi di brigata ucraini nelle interviste ai media locali: non mancano tanto i mezzi, quanto i fucilieri per occupare le trincee.

Su questo il ruolo di Drapatyi è più rilevante della singola direttrice. Le forze di terra sono responsabili dell’addestramento e della generazione delle unità. Un comandante può incidere sul modo in cui i coscritti vengono istruiti prima di raggiungere il fronte, sulla rotazione dei reparti logorati, sull’integrazione dei droni FPV nella difesa di prima linea. Sono variabili che non producono titoli, ma che determinano quanto a lungo una brigata regge una posizione prima di doversi ritirare.

Va detto anche cosa un cambio al vertice non può fare. Non aumenta il numero di brigadi disponibili, che dipende dalla mobilitazione decisa a livello politico. Non modifica il flusso di munizioni d’artiglieria, legato alle forniture occidentali e alla produzione interna. Non cambia il rapporto di forze nell’aria, dove le bombe plananti russe — ordigni convenzionali dotati di kit di guida e ali — continuano a colpire le posizioni ucraine da distanze fuori dalla portata della contraerea di prima linea.

La sostituzione di figure ai vertici militari ucraini è diventata frequente nell’ultimo anno e mezzo. Ogni rimpasto viene presentato come una risposta a difficoltà sul campo. Ma la storia delle nomine precedenti suggerisce cautela: nessun singolo comandante, per quanto competente, ha finora invertito la direzione del fronte, perché quella direzione dipende da fattori che stanno sopra e sotto la catena di comando delle forze di terra.

La domanda giusta, allora, non è se il nuovo comandante possa cambiare l’esito della guerra — nessuna previsione qui è possibile — ma se possa rallentare il logoramento nel settore di Pokrovsk abbastanza da guadagnare tempo. Il tempo, in questa fase, è la risorsa che entrambe le parti misurano con più attenzione della geografia.

Secondo l’Alto commissariato ONU per i diritti umani, nell’oblast di Donetsk le vittime civili documentate restano tra le più alte del Paese; nel solo mese precedente l’ufficio ha verificato decine di morti e feriti tra la popolazione delle località prossime alla linea del fronte.

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