Uomo in maglietta nera seduto su poltrona di pelle davanti a sfondo blu, con bicchiere d'acqua e documenti.

L'incontro tra Zelensky e l'attivista americana Laura Loomer riflette la strategia ucraina di allargare i contatti verso l'entourage di Trump, in un momento in cui il sostegno di Washington non è più automatico e la dipendenza dalla logistica militare statunitense resta decisiva.

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Kiev: la diplomazia parallela verso l’entourage di Trump

Kiev cerca canali laterali verso Washington, e lo fa con interlocutori che fino a pochi mesi fa non figuravano in alcuna agenda ufficiale ucraina. L’incontro tra il presidente Volodymyr Zelensky e l’attivista statunitense Laura Loomer, figura vicina all’ambiente della destra radicale americana e alla cerchia di Donald Trump, rientra in questo schema. Non un vertice di governo, ma un contatto con chi ha accesso all’ecosistema mediatico e politico che orbita attorno alla Casa Bianca.

La logica è comprensibile. Con l’amministrazione Trump la posizione ucraina non gode più del sostegno automatico che aveva ottenuto sotto Joe Biden. Le forniture militari sono state oggetto di sospensioni temporanee e di negoziati serrati. Il dossier è passato dalle mani dei dipartimenti tecnici a quelle di una ristretta rete di consiglieri e influencer politici. In questo contesto, Kiev ha scelto di allargare il ventaglio dei propri interlocutori, includendo voci che presso l’elettorato repubblicano hanno peso ma che sul sostegno all’Ucraina si sono spesso espresse con scetticismo.

Loomer è nota per le sue posizioni critiche verso gli aiuti esteri e per l’influenza diretta che ha dimostrato di esercitare su alcune decisioni dell’amministrazione, incluse pressioni su nomine nell’apparato di sicurezza nazionale. Un contatto con lei non produce accordi vincolanti, ma segnala la volontà ucraina di parlare a chi tiene aperta una linea con il presidente statunitense al di fuori dei canali istituzionali.

Tre bandiere blu e giallo appese davanti a una parete marmorea con lo stemma ucraino e iscrizioni in cirillico.
Bandiere ucraina, europea e regionale esposte in sede istituzionale ucraina. — Foto: Kostiantyn Klymovets — Pexels License, via Pexels

Questa mossa va letta insieme al resto dell’attività diplomatica ucraina degli ultimi mesi. Kiev ha investito su relazioni personali con figure dell’entourage di Trump, ha rimodulato il proprio messaggio pubblico verso i temi cari all’elettorato repubblicano, dagli investimenti economici alle materie prime critiche, e ha accettato di discutere l’accordo sulle risorse minerarie come contropartita del sostegno americano. La sostanza è che il canale governativo non basta più: attorno a esso si è formata una rete informale di accessi da coltivare uno per uno.

Sul terreno, intanto, il quadro resta segnato dalla pressione russa lungo le direttrici orientali. Nel settore del Donetsk le forze russe continuano a spingere verso Pokrovsk e Kostiantynivka, con avanzate incrementali che lo Stato maggiore ucraino descrive come costanti ma limitate. Nell’area di Kupiansk, nel Kharkiv, la situazione è oggetto di rivendicazioni contrapposte: Mosca sostiene di controllare porzioni della città, Kiev nega e parla di operazioni di stabilizzazione in corso. Nessuna delle due versioni è al momento verificabile in modo indipendente.

La dipendenza ucraina dalla catena logistica americana rende questi contatti diplomatici tutt’altro che accessori. I sistemi di difesa aerea Patriot, gli intercettori per contrastare i missili balistici e da crociera russi, la componente di intelligence e sorveglianza satellitare: sono capacità che nessun altro fornitore europeo può replicare nei tempi e nelle quantità richieste. Ogni sospensione, anche temporanea, si traduce in una riduzione concreta della copertura sui cieli ucraini. Da qui la scelta di Kiev di non trascurare nessun interlocutore che possa influire, direttamente o indirettamente, sulle decisioni di Washington.

Resta il rischio, per la diplomazia ucraina, di legare la propria immagine a figure divisive dell’ambiente politico americano. Coltivare rapporti con esponenti della destra radicale può facilitare l’accesso a una parte dell’amministrazione, ma espone Kiev al contraccolpo se quegli stessi interlocutori mantengono posizioni ostili agli aiuti. È un calcolo di breve termine, dettato dalla necessità di preservare il flusso di armi e di mantenere l’attenzione di Washington su un conflitto che rischia di scivolare in fondo alle priorità americane.

Il quadro negoziale sul cessate il fuoco, discusso a più riprese nel corso dell’anno tra emissari statunitensi e le due parti, non ha finora prodotto risultati stabili. Le posizioni su territori, garanzie di sicurezza e adesione ucraina alle strutture euroatlantiche restano distanti. In assenza di una cornice condivisa, la partita si gioca sui singoli contatti, sulle relazioni personali, sull’accesso a chi decide.

Secondo i dati dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, dall’inizio dell’invasione su larga scala del febbraio 2022 al mese scorso sono state confermate oltre 13.000 vittime civili in Ucraina.

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