Edificio in rovina con muri sgretolati, finestre vuote e una croce in cima, circondato da blocchi di cemento.

Dopo la guerra del 2024, Hezbollah affronta il calo simultaneo di capacità militare, fondi iraniani e consenso interno. La ricostruzione delle aree sciite diventa la posta in gioco tra Teheran, Beirut e i donatori del Golfo.

Hezbollah, il conto economico dopo la guerra: meno armi, meno soldi, meno consenso

Il capitale politico di Hezbollah in Libano si misura in tre voci: il numero di uomini armati, i fondi che arrivano da Teheran e i seggi che il movimento controlla nelle aree sciite. Tutte e tre sono in calo dalla fine dell’ultimo confronto diretto con Israele.

Il conflitto del 2024 ha inciso sulla struttura militare. La leadership storica, incluso il segretario generale Hassan Nasrallah, è stata eliminata in una serie di attacchi. Depositi di missili e infrastrutture nel sud del Libano e nella periferia sud di Beirut sono stati colpiti. L’organizzazione ha perso una quota rilevante del proprio arsenale a lungo raggio, quello che le garantiva capacità di deterrenza contro il territorio israeliano.

La riduzione della capacità militare ha un effetto immediato sul peso negoziale interno. L’esercito libanese, sostenuto da Stati Uniti e monarchie del Golfo, ha ricevuto il mandato di dispiegarsi a sud del fiume Litani e di smantellare le posizioni del movimento. Ogni deposito consegnato o distrutto sottrae a Hezbollah la leva che per vent’anni gli ha permesso di presentarsi come unico garante della difesa nazionale.

Edifici residenziali danneggiati da bombardamenti ripresi attraverso ferri arrugginiti contorti in primo piano.
Palazzi devastati nella periferia sud di Beirut dopo i conflitti armati. — Foto: Dmytro Zagrebelnyy — BY-SA 2.0, via Openverse

Il secondo dato è finanziario. I trasferimenti dall’Iran passano in gran parte per la Siria via terra o per canali informali. La caduta del governo di Damasco alla fine del 2024 ha interrotto la principale via di rifornimento terrestre. I nuovi controlli sull’aeroporto di Beirut hanno reso più difficile il flusso di contante. Il risultato è una contrazione dei fondi disponibili per stipendi, ricostruzione e reti di assistenza sociale, che sono il vero collante del consenso.

Qui si apre il terzo fronte. Nelle aree sciite del sud e della Beqaa, migliaia di edifici sono stati danneggiati o distrutti. La ricostruzione richiede capitali che Hezbollah non riesce più a garantire come in passato. La popolazione che ha perso la casa attende risposte. Quando il denaro per la ricostruzione non arriva, o arriva in ritardo, il rapporto tra il movimento e la sua base si incrina.

Su questo pesa la posizione dei donatori esterni. Il Golfo e gli Stati Uniti condizionano il sostegno alla ricostruzione libanese al disarmo delle milizie. Il governo di Beirut si trova stretto tra la pressione internazionale e la necessità di non provocare uno scontro civile con la componente sciita. Ogni tranche di aiuti sbloccata diventa così una moneta di scambio politica.

Il contesto regionale amplifica la tendenza. Lo scioglimento annunciato del governo di Hamas a Gaza, previsto dall’accordo mediato da Washington, indica la direzione. Gli attori legati all’Iran nella regione stanno perdendo funzioni di governo. Hamas rinuncia al controllo amministrativo della Striscia. Hezbollah rischia di perdere la sua funzione militare autonoma in Libano. La rete di alleanze costruita da Teheran negli ultimi due decenni si assottiglia su più fronti contemporaneamente.

Va però pesato ciò che resta. Hezbollah conserva la rappresentanza parlamentare, il controllo di alcuni ministeri attraverso i suoi alleati e una base sociale che, per quanto delusa, non ha alternative politiche credibili. Il disarmo completo non è avvenuto. Le armi leggere e le strutture locali restano. La transizione da forza armata a partito politico, se avverrà, richiederà anni e non è garantita.

La domanda per Beirut non è se Hezbollah scomparirà, ma quanta parte della sua autonomia militare accetterà di cedere in cambio di sopravvivenza politica e accesso ai fondi. Un disarmo troppo rapido rischia lo scontro interno. Un disarmo troppo lento blocca gli aiuti internazionali di cui il Libano ha bisogno per non collassare.

La variabile da osservare nei prossimi sei mesi è il flusso di fondi iraniani: se Teheran troverà nuove rotte per finanziare la ricostruzione delle aree sciite, il consenso di Hezbollah reggerà; se il denaro resta bloccato, la base sociale del movimento continuerà a erodersi.

Fonte originale: asiatimes.com/2026/07/hezbollah-faces-a-reckoning-as-support-wanes-…

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