Nella regione ucraina di Chernihiv la guerra si gioca sulle infrastrutture e sul fuoco di confine più che sulla linea del fronte. Un'analisi della direttrice settentrionale, tra attacchi alla rete elettrica e vittime civili.
Chernihiv: la pressione russa torna sulla rete elettrica del nord
Il nord dell’Ucraina resta uno dei settori dove la guerra si combatte più sulle infrastrutture che sulla linea del contatto. La regione di Chernihiv, incuneata tra il confine russo e quello bielorusso, non ha un fronte terrestre attivo dalla ritirata delle colonne russe nella primavera del 2022. Rimane però esposta a due minacce costanti: gli attacchi con droni e missili sulla rete elettrica e i colpi di artiglieria e mortaio sui centri abitati a ridosso della frontiera.
Le autorità regionali ucraine hanno riferito di vittime civili a seguito degli ultimi bombardamenti, tra cui un minore. Il dato, comunicato dalle amministrazioni locali, non è al momento verificabile in modo indipendente; l’ordine di grandezza è coerente con la cadenza degli attacchi degli ultimi mesi su questa direttrice. Mosca, come di consueto, dichiara di colpire obiettivi militari o infrastrutture legate allo sforzo bellico ucraino, e attribuisce a Kiev responsabilità per gli attacchi sul proprio territorio di confine.
La logica del settore di Chernihiv è geografica prima che tattica. La città capoluogo dista poche decine di chilometri dal confine con la Russia e circa settanta dalla frontiera bielorussa. Questa prossimità riduce a pochi minuti il tempo di volo dei droni d’attacco e dei razzi, comprimendo i margini per gli allarmi e per la difesa aerea. Le sottostazioni e le linee ad alta tensione dell’area sono bersagli ricorrenti perché la loro riparazione richiede componenti difficili da reperire e tempi lunghi.

Sul versante speculare, le regioni russe di confine — in particolare Belgorod e Kursk — segnalano da mesi attacchi ucraini con droni e artiglieria a lungo raggio. Le autorità di quelle regioni parlano di vittime e danni; anche in questo caso i numeri provengono da fonti ufficiali di parte e non sono confermati da osservatori terzi. Lo scambio di colpi lungo la fascia frontaliera settentrionale è diventato una routine a bassa intensità ma con costo umano continuo, distinta dalle grandi battaglie del Donbass orientale.
Va tenuta separata l’operazione ucraina condotta a partire dall’estate del 2024 nell’oblast russo di Kursk, che aveva portato le forze di Kiev a occupare porzioni di territorio oltre confine. Nel corso del 2025 la Russia ha rivendicato la riconquista della maggior parte di quelle aree; la mappa esatta del controllo resta oggetto di rivendicazioni contrapposte e di difficile verifica. La regione di Chernihiv non è coinvolta in quelle manovre terrestri: la sua esposizione resta legata al tiro dall’aria e dal fuoco indiretto.
Cosa dicono i dati sull’energia
Il ritorno degli attacchi sulle infrastrutture segue un calendario riconoscibile. Con l’avvicinarsi della stagione fredda, i colpi si concentrano sulle centrali termiche, sulle sottostazioni di trasformazione e sui nodi della rete. L’operatore nazionale ucraino Ukrenergo comunica periodicamente interruzioni programmate e danni alla rete; l’agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) monitora invece la sicurezza degli impianti nucleari, che restano collegati a una rete resa fragile dai bombardamenti.
La difesa aerea ucraina rivendica quotidianamente l’abbattimento di droni d’attacco di produzione iraniana Shahed e delle loro varianti locali russe. Le percentuali di intercettazione dichiarate dall’aeronautica di Kiev variano di notte in notte e non sono verificabili in modo indipendente. Ciò che è osservabile è l’effetto cumulativo: anche una quota ridotta di ordigni che raggiunge il bersaglio è sufficiente a degradare progressivamente la capacità di generazione e distribuzione dell’elettricità.
Per una regione come Chernihiv, con densità abitativa contenuta e infrastrutture già provate, ogni colpo alla rete si traduce in interruzioni che coinvolgono riscaldamento, approvvigionamento idrico e servizi sanitari. È su questo terreno — la tenuta dei sistemi civili sotto pressione ripetuta — che si misura oggi buona parte del fronte settentrionale, più che su avanzamenti o arretramenti di linea.
Secondo l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, dall’inizio dell’invasione su vasta scala nel febbraio 2022 le vittime civili confermate in Ucraina superano le 12.000 persone, con un numero reale ritenuto più alto.

