Fregata militare bianca con numero di scafo F147 ormeggiata in porto accanto a edifici costieri.

La marina sudafricana prepara l'esercitazione annuale Red Lion 2026 mentre bilanci in calo e disponibilità operativa ridotta ne minano la capacità di presidiare rotte marittime cruciali per il commercio globale.

Sudafrica: la marina prepara Red Lion 2026 tra flotta logora e budget in calo

Ogni inizio d’anno, sulla costa che guarda l’Atlantico e l’Indiano, la marina sudafricana rimette in mare quel che le resta e lo chiama esercitazione. Red Lion 2026, in programma nei prossimi mesi, è l’appuntamento annuale con cui la South African Navy verifica la propria capacità di operare come forza integrata: navigazione, tiro, coordinamento tra unità, gestione delle emergenze a bordo. È il rito con cui una flotta misura se stessa. E il problema, quest’anno come nei precedenti, non è il rito ma quel che ha da schierare.

La marina sudafricana è l’erede diretta dell’apparato militare costruito durante l’apartheid e poi ereditato dal governo democratico nel 1994, con tutte le contraddizioni di bilancio che ne sono seguite. Sulla carta dispone di quattro fregate della classe Valour, tre sottomarini della classe Heroine di costruzione tedesca, unità di pattugliamento e navi ausiliarie. Nella pratica, la disponibilità operativa reale di questi mezzi è da anni molto inferiore: manutenzioni rinviate, ricambi che arrivano con mesi di ritardo, equipaggi da riqualificare. Le cifre esatte sulla quota di unità effettivamente operativa non sono rese pubbliche in modo verificabile, e vanno quindi trattate con cautela.

Il contesto di bilancio spiega molto. La spesa per la difesa sudafricana è scesa negli ultimi anni sotto la soglia dell’1 per cento del prodotto interno lordo, un livello che la stessa dirigenza militare descrive come insufficiente a mantenere in efficienza le tre armi. La marina, tradizionalmente la componente meno prioritaria rispetto a esercito e aeronautica, ne ha risentito in modo particolare. Un’esercitazione come Red Lion serve anche a questo: dimostrare, verso l’interno e verso l’esterno, che una capacità residua esiste ancora.

Nave portaelicotteri della Marina militare ancorata al largo con onde in primo piano.
Portaelicotteri militare in navigazione nelle acque costiere. — Foto: Rafael Rodrigues — Pexels License, via Pexels

Il punto è che l’ambizione dichiarata non combacia con i mezzi. Pretoria continua a rivendicare un ruolo di guardiano delle rotte marittime dell’Africa australe, uno spazio dove passa una quota rilevante del traffico di container mondiale e dove la pirateria nel canale del Mozambico e le attività illegali di pesca restano problemi concreti. Il Sudafrica partecipa a iniziative regionali di sicurezza marittima e ha inviato personale a supporto della missione della Comunità di sviluppo dell’Africa australe in Mozambico contro l’insurrezione jihadista a Cabo Delgado. Sono impegni che richiederebbero una flotta capace di stare in mare a lungo, non solo di uscire per un’esercitazione e rientrare.

C’è poi la dimensione delle alleanze. Negli ultimi anni la marina sudafricana ha condotto esercitazioni congiunte con Russia e Cina, la più discussa delle quali si è svolta al largo di Durban in coincidenza con l’anniversario dell’invasione russa dell’Ucraina, suscitando critiche dai partner occidentali. Pretoria ha rivendicato la propria non allineamento come scelta di principio, ereditata dalla stagione del movimento anticoloniale. Red Lion, per contrasto, è un’esercitazione nazionale, ripiegata sulle proprie acque e sulle proprie forze: non un messaggio diplomatico, ma un esame interno.

Vale la pena ricordare cosa significhi, in termini pratici, una marina che si logora. Un sottomarino fermo per manutenzione non è solo un mezzo in meno: è un equipaggio che perde le ore di immersione necessarie a restare qualificato, competenze che si disperdono e che costa anni ricostruire. Le esercitazioni servono anche a rallentare questa emorragia di capacità umane, spesso più difficile da ricostituire dello scafo stesso.

La preparazione di Red Lion 2026 arriva mentre il dibattito sudafricano sulla difesa si fa più acceso. Voci interne all’apparato militare chiedono da tempo un aumento del bilancio, avvertendo che il declino ha superato il punto in cui basta una buona gestione a compensarlo. Il governo, alle prese con priorità sociali ed economiche molto più pressanti agli occhi dell’elettorato, non ha finora dato segnali di inversione.

Nel resto del mondo, l’esercitazione di una marina di medie dimensioni sull’oceano meridionale non produce titoli. Non ci sono navi da guerra straniere coinvolte, non ci sono crisi in corso da presidiare in diretta. Eppure la salute della flotta sudafricana riguarda direttamente la sicurezza di rotte da cui dipende una fetta consistente del commercio globale. È una di quelle cose di cui ci si accorge solo quando smettono di funzionare, e allora è tardi per accorgersene.

Fonte originale: defenceweb.co.za/sea/sea-sea/south-african-navy-preparing-for-exerc…

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