Soldato colombiano in uniforme mimetica con fucile e colomba di carta tra la vegetazione della giungla.

L'ELN è l'ultima grande insurrezione del continente e ha resistito dove le FARC hanno ceduto. Il suo modello federato e le nuove economie illegali, dall'oro all'estorsione, spiegano perché la pace totale di Petro si sia inceppata.

Colombia: l’ELN e il fallimento della pace totale di Petro

A Convención, nel dipartimento di Norte de Santander, la strada che porta verso il confine venezuelano è costellata di posti di blocco che non appartengono allo Stato. Il Catatumbo è una delle regioni dove il tempo della guerra colombiana non si è mai davvero chiuso, e dove l’ultima grande insurrezione del continente continua a comportarsi come un’amministrazione parallela: riscuote, arbitra dispute, decide chi coltiva cosa e chi passa la frontiera. L’Ejército de Liberación Nacional, nato nel 1964 sull’onda della teologia della liberazione e della rivoluzione cubana, è sopravvissuto a tutti i suoi rivali, comprese le FARC che nel 2016 hanno firmato la pace e sono uscite di scena. L’ELN no.

La sua longevità non è un mistero ideologico ma organizzativo. A differenza delle FARC, mai piramidali, il gruppo si è retto su una struttura federata di fronti semi-autonomi, un modello che ha reso impossibile decapitarlo e altrettanto difficile negoziarci. Quando un capo firma a un tavolo, non è affatto detto che i fronti di frontiera obbediscano. È il paradosso che ha logorato ogni tentativo di dialogo, incluso l’ultimo.

Il presidente Gustavo Petro, ex guerrigliero del M-19, era arrivato alla Casa de Nariño nel 2022 con la promessa più ambiziosa della storia recente colombiana: la paz total, un negoziato simultaneo con tutti i gruppi armati residui. L’ELN doveva esserne il fiore all’occhiello, il ritorno alla trattativa dopo anni di rotture. Il risultato è stato l’opposto. All’inizio del 2025 l’offensiva del gruppo nel Catatumbo contro una dissidenza delle ex FARC ha prodotto decine di migliaia di sfollati in poche settimane, la crisi umanitaria interna più grave da anni, e la sospensione di fatto del tavolo. La pace totale, per ora, si è rivelata una diplomazia senza controparte affidabile.

Ufficiale militare e donna in rosso accanto a uomo con fascia presidenziale colombiana durante cerimonia ufficiale.
Cerimonia ufficiale colombiana con figura presidenziale e autorità militari. — Foto: Programas Telemedellín — BY 3.0, via Openverse

C’è un dato che complica la lettura più comoda, quella dell’insurrezione ridotta a pura banda criminale. Secondo le stime disponibili, una quota consistente delle finanze dell’ELN non deriva più dalla cocaina ma dall’estrazione illegale di oro, dall’estorsione e dal contrabbando lungo la frontiera venezuelana. In alcuni territori l’oro rende più della foglia di coca e attira meno attenzione internazionale: non compare nei bollettini antidroga di Washington, non fa titoli. È un’economia più discreta e più difficile da colpire, perché si innesta su un mercato globale perfettamente legale a valle. Chi immagina di prosciugare il gruppo spezzando le rotte della cocaina sta combattendo la guerra dell’altro decennio.

Il secondo elemento che sfugge alle cronache è la dimensione transnazionale. L’ELN opera da tempo su entrambi i lati del confine, e in Venezuela ha trovato un ecosistema favorevole: zone dove la presenza statale di Caracas è intermittente, miniere illegali redditizie, e un rapporto ambiguo con le autorità locali. Questo trasforma un problema di sicurezza colombiano in una questione bilaterale che nessuno dei due governi ha interesse ad affrontare fino in fondo. Petro ha bisogno della cooperazione venezuelana per il negoziato; Caracas trae vantaggio dall’avere una carta da giocare oltre confine.

Trattare l’ELN come un attore razionale, e non come un residuo folkloristico della guerra fredda, aiuta a capire perché resista. Il gruppo calcola. Sa che ogni ciclo elettorale colombiano riapre la possibilità di un negoziato, che ogni negoziato porta legittimità e talvolta tregue utili al consolidamento territoriale, e che il tempo lavora per chi controlla la geografia. Non ha fretta di vincere una guerra che gli conviene mantenere a bassa intensità. La retorica rivoluzionaria resta nei comunicati, ma la logica è quella della rendita di posizione.

Per il governo Petro il conto politico è pesante. La paz total era la scommessa fondativa del mandato, e il suo inceppamento sull’ostacolo più prevedibile — l’insurrezione più anziana e frammentata del continente — mette in discussione l’intero impianto. Negoziare con più gruppi contemporaneamente presuppone che ciascuno controlli i propri uomini e abbia interesse a chiudere. L’ELN, storicamente, non soddisfa nessuna delle due condizioni.

Nel Catatumbo, intanto, chi è fuggito attende in rifugi provvisori un ritorno che dipende da equilibri decisi altrove. La distanza tra i tavoli di Bogotá o dell’Avana e le strade controllate dai fronti resta la vera misura di ciò che in Colombia si può ancora chiamare pace.

Fonte originale: insightcrime.org/colombia-organized-crime-news/eln-profile/

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