Il Vietnam approva la prima legge organica sull'IA del Sud-est asiatico per consolidare il proprio ruolo nella manifattura dei semiconduttori. Ma i poteri discrezionali del governo e la dipendenza dai chip esteri ne limitano la portata.
Vietnam: la legge sull’IA che punta a diventare fornitore di chip
Il Vietnam ha approvato la sua prima legge quadro sull’intelligenza artificiale. Il testo entra in vigore nel 2026 e classifica i sistemi per livello di rischio, sul modello europeo. È il primo dispositivo organico del Sud-est asiatico. Serve a capire cosa Hanoi vuole ottenere con questa mossa.
Il punto di partenza è la manifattura. Il Vietnam ha attratto oltre 36 miliardi di dollari di investimenti diretti esteri registrati nel 2023, con una quota crescente in elettronica e semiconduttori. Samsung produce nel paese circa metà dei suoi smartphone globali. Intel ha nel sud del paese il suo più grande impianto di assemblaggio e test al mondo. Questa base industriale genera domanda di regole prevedibili sui dati e sull’automazione.
Da qui la scelta di legiferare presto. Una cornice normativa riduce l’incertezza per chi decide dove collocare linee di packaging avanzato. Il Vietnam vuole salire dalla fase di assemblaggio a quella di test e, in prospettiva, di progettazione. Il governo ha fissato l’obiettivo di formare 50.000 ingegneri per i semiconduttori entro il 2030. La legge sull’IA è il complemento regolatorio di quel piano industriale.

La capacità che ne deriva è duplice. Sul piano interno, Hanoi ottiene strumenti per governare l’uso dei dati da parte delle imprese e per imporre requisiti di localizzazione. Sul piano esterno, si presenta agli investitori occidentali come giurisdizione allineata agli standard che contano a Bruxelles e a Washington. In un mercato dove la delocalizzazione dalla Cina è la variabile dominante, questa reputazione ha un prezzo misurabile in punti di quota manifatturiera.
I limiti del testo sono altrettanto concreti. La legge assegna ampi poteri discrezionali agli organi di governo nella classificazione dei sistemi ad alto rischio. Mancano definizioni tecniche precise e meccanismi indipendenti di controllo. Per le imprese straniere questo significa che l’applicazione dipenderà dalla prassi amministrativa, non dalla lettera della norma. È lo stesso nodo che frena gli investimenti in altri settori regolati del paese.
C’è poi la questione dell’accesso alla tecnologia. Il Vietnam non produce chip avanzati e dipende da forniture estere per le unità di calcolo necessarie ad addestrare modelli. I controlli statunitensi sull’esportazione di semiconduttori ad alte prestazioni riguardano soprattutto la Cina, ma il regime di licenze tocca anche i paesi terzi che potrebbero fungere da canale di riesportazione. Hanoi deve dimostrare a Washington di non essere una via di aggiramento. La legge sull’IA, con i suoi obblighi di tracciabilità, serve anche a questo.
L’equilibrio regionale si sposta di conseguenza. Singapore resta il polo finanziario e di data center più maturo dell’area, con una capacità installata superiore a 1 gigawatt. La Malaysia ha attratto impegni di investimento nei data center per decine di miliardi di dollari, sostenuti da Nvidia e dai grandi operatori cloud. Il Vietnam gioca su un tavolo diverso: costo del lavoro più basso, prossimità alla Cina, catena manifatturiera già radicata. La legge non lo rende un concorrente sul calcolo di frontiera, ma consolida il suo ruolo nella fabbricazione fisica.
Sul versante politico interno, il testo prevede obblighi di conformità che si intrecciano con le norme esistenti sulla cybersicurezza e sul controllo dei contenuti. La legge del 2018 sulla sicurezza informatica già impone la localizzazione dei dati e la rimozione dei contenuti su richiesta delle autorità. Le nuove regole sull’IA si sovrappongono a quell’impianto. Per gli operatori significa un doppio livello di adempimenti, con costi di conformità che incidono sulle decisioni di localizzazione.
Resta il calcolo strategico di fondo. Hanoi ha portato le relazioni con Washington al livello di partenariato strategico globale nel 2023, mantenendo al tempo stesso legami stretti con Pechino, primo partner commerciale con oltre 170 miliardi di dollari di interscambio. La regolamentazione dell’IA allineata agli standard occidentali è una carta da giocare in questo bilanciamento. Segnala affidabilità agli uni senza chiudere le porte agli altri.
La variabile da osservare è la disponibilità di chip per l’addestramento nei prossimi diciotto mesi: se il regime di licenze statunitense si stringe sui paesi terzi, il Vietnam resta fornitore di manodopera e assemblaggio, non attore autonomo dell’intelligenza artificiale.
