Hackney Town Hall con facciata in pietra grigia, orologio e iscrizione, circondata da alberi e persone in piazza.

Il consiglio comunale londinese di Hackney, passato ai Verdi, vuole revocare il gemellaggio con Haifa in protesta contro la guerra a Gaza. Un gesto che non sposta nulla sul terreno ma segnala lo spostamento dell'opinione pubblica europea.

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Regno Unito: quando il gemellaggio con Haifa diventa un voto locale

Il consiglio comunale di Hackney, borough del nord-est di Londra, si prepara a votare la revoca del gemellaggio con Haifa, la città portuale israeliana. È una decisione che, sulla carta, non sposta un camion, non apre un valico, non libera un prigioniero. Ma è il tipo di gesto che i governi locali europei hanno iniziato a compiere quando le decisioni che contano restano altrove.

Il gemellaggio tra Hackney e Haifa risale a decenni fa e appartiene a quella categoria di legami istituzionali che vivono di scambi scolastici, delegazioni occasionali e targhe negli uffici comunali. Per anni nessuno lo ha messo in discussione. Ora la giunta, che è passata sotto controllo dei Verdi dopo essere stata a lungo laburista, lo considera incompatibile con la propria posizione sulla guerra a Gaza. Il cambio di colore politico spiega il tempismo più di qualsiasi ragionamento sulle relazioni tra città.

Vale la pena ricordare che Hackney non è un caso isolato. Da quando l’offensiva israeliana su Gaza è entrata nel suo secondo anno, in diversi paesi europei si è formata una geografia parallela fatta di mozioni municipali: sospensioni di gemellaggi, disinvestimenti simbolici da fondi pensione locali, ordini del giorno che chiedono il cessate il fuoco. La Spagna, il Belgio, alcune città italiane e britanniche hanno visto sfilare provvedimenti di questo tipo. Sono atti che i loro promotori descrivono come una presa di posizione morale e i loro critici come teatro senza conseguenze. Entrambe le letture colgono qualcosa: il gesto pesa poco sul terreno, ma segnala uno spostamento dell’opinione pubblica che i governi nazionali faticano a ignorare del tutto.

Edificio in stile neoclassico con finestre ad arco e facciata in pietra chiara sotto cielo sereno.
Architettura civica britannica con caratteristiche finestre gotiche. — Foto: andressolo — BY 2.0, via Openverse

Il conteggio, in questi mesi, si fa con i numeri di Gaza. Oltre sessantamila morti secondo le autorità sanitarie locali, la quasi totalità della popolazione della Striscia sfollata almeno una volta, un sistema di distribuzione degli aiuti che continua a funzionare a singhiozzo tra chiusure e riaperture dei valichi. È su questo sfondo che una comunità come Hackney, con una delle popolazioni ebraiche più numerose di Londra e al tempo stesso una forte presenza di elettorato di sinistra e musulmano, si trova a gestire una frattura interna. La revoca del gemellaggio è anche una risposta a queste pressioni contrapposte, non solo un giudizio sulla politica israeliana.

Le comunità ebraiche locali hanno reagito con preoccupazione. Il timore, espresso in occasioni simili altrove, è che colpire un legame con una città israeliana finisca per pesare sui residenti ebrei del quartiere più che sul governo di Gerusalemme, verso il quale un consiglio comunale londinese non ha alcuna leva. Haifa, peraltro, è la città israeliana più spesso citata come esempio di convivenza tra ebrei e arabi, il che aggiunge un elemento di ironia alla scelta del bersaglio: si taglia il ponte con il luogo più mescolato per protestare contro una guerra decisa altrove.

Chi difende la mozione risponde che i gemellaggi non sono neutri, che rappresentano un riconoscimento politico e che mantenerli in questo momento equivarrebbe a normalizzare ciò che una parte crescente dell’opinione pubblica considera una campagna militare fuori misura. È l’argomento che ha guidato il boicottaggio culturale e accademico degli ultimi mesi, e che ora scende alla scala del municipio.

La distanza tra il gesto e i suoi effetti è la parte più istruttiva della vicenda. Un consiglio di borough non firma tregue, non negozia scambi di detenuti, non influenza le rotte degli aiuti. Ciò che può fare è riscrivere l’elenco delle proprie città sorelle. Questo trasforma la revoca in un indicatore: misura non la politica estera britannica, che resta saldamente in mano al governo di Londra e alle sue esitazioni sul riconoscimento dello Stato palestinese, ma l’umore di un elettorato urbano e la volontà dei Verdi di capitalizzarlo dopo aver strappato il consiglio ai laburisti.

Resta da vedere se altri borough seguiranno, e se la somma di questi atti locali finirà per esercitare una pressione reale sulle scelte nazionali. Finora la relazione è andata nella direzione opposta: sono le decisioni di Londra e Washington a definire il margine di manovra sul campo, mentre i consigli comunali si limitano a registrare, con mesi di ritardo, ciò che le loro comunità già pensano. Hackney vota su una targa. Le targhe, però, hanno il vantaggio di essere l’unica cosa che un municipio può davvero cambiare.

Fonte originale: www.aljazeera.com/news/2026/7/28/why-londons-hackney-council-wants-…

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