Kiev rivendica una ventina di navi russe colpite nel Mar Nero. Un'analisi della direttrice marittima, tra droni di superficie, missili a lungo raggio e l'arretramento della flotta russa verso Novorossijsk.
Il Mar Nero come retrovia contesa: gli attacchi ucraini alle navi russe
Il fronte marittimo del Mar Nero resta la direttrice dove Kiev ottiene i risultati più visibili a fronte di una netta inferiorità di mezzi convenzionali. La logica è semplice: droni di superficie e missili a lungo raggio contro una flotta che deve restare in porto o defilarsi verso est. È su questo terreno che vanno lette le rivendicazioni ucraine relative a un elevato numero di unità russe colpite dall’inizio dell’invasione su vasta scala.
La cifra che circola nei comunicati di Kiev parla di circa venti imbarcazioni russe danneggiate o affondate. Va detto subito lo stato del dato: si tratta di un bilancio rivendicato dalle forze ucraine, in particolare dai reparti che gestiscono i droni navali. La verifica indipendente riguarda solo una parte di questi episodi, confermati attraverso immagini satellitari o riprese diffuse dalle stesse unità operative. Il resto resta nel campo delle dichiarazioni non riscontrate da fonti terze.
La geografia dell’operazione aiuta a capire la posta in gioco. La Flotta russa del Mar Nero ha la sua base storica a Sebastopoli, in Crimea. Nel corso della guerra Mosca ha progressivamente spostato una quota rilevante del naviglio più esposto verso Novorossijsk, sulla costa caucasica, più lontana dal raggio d’azione dei droni di superficie ucraini. Questo arretramento è di per sé un indicatore: la minaccia lanciata da Kiev ha imposto un costo operativo, cioè la rinuncia all’uso pieno delle acque occidentali del Mar Nero.
Le conseguenze pratiche si misurano sul traffico commerciale. Dopo il collasso dell’accordo sul grano mediato nel 2022, Kiev ha aperto un corridoio marittimo autonomo che passa lungo le coste occidentali, sfruttando le acque territoriali di Romania e Bulgaria, entrambi Paesi della NATO. Attraverso questa rotta l’Ucraina ha ripreso a esportare cereali e altre merci dai porti dell’area di Odessa. La tenuta di quel corridoio dipende direttamente dalla capacità ucraina di mantenere la marina russa a distanza.

Gli strumenti impiegati sono principalmente due. I droni navali di produzione ucraina, imbarcazioni senza equipaggio cariche di esplosivo, hanno colpito unità in mare aperto e in prossimità delle basi. Ai droni si aggiungono i missili da crociera a lungo raggio forniti dai partner occidentali, usati contro obiettivi in porto e contro le infrastrutture della base di Sebastopoli. Kiev ha rivendicato in passato il danneggiamento di unità di rilievo, tra cui navi da sbarco e almeno un sottomarino, oltre alla perdita dell’incrociatore Moskva nell’aprile 2022, quest’ultima confermata anche dal Ministero della Difesa russo con una versione diversa sulle cause.
Il ritmo di questi attacchi non è costante. Si concentra in fasi, spesso legate alla disponibilità di nuovi lotti di droni o all’individuazione di bersagli fermi. Il fronte marittimo funziona così in modo opposto a quello terrestre: sulla terraferma, nel Donbas e nell’area di Pokrovsk, la pressione russa è continua e logorante; in mare la spinta è ucraina e procede per colpi isolati ad alto valore.
Va misurata anche la portata reale del risultato. La Flotta del Mar Nero non è stata neutralizzata: continua a lanciare missili contro le città ucraine e mantiene una presenza operativa da Novorossijsk. Quello che Kiev ha ottenuto è un cambio di postura dell’avversario, non la sua eliminazione. È una vittoria di negazione dello spazio, non di controllo del mare. La differenza è sostanziale quando si legge la mappa: l’Ucraina impedisce alla Russia di usare pienamente le acque occidentali, ma non le impedisce di colpire da lontano.
Sul piano della verifica resta la difficoltà cronica di questa guerra. Le rivendicazioni ucraine sul naviglio colpito vanno confrontate con il riserbo russo, che raramente conferma le perdite navali e quando lo fa ne ridimensiona la portata. Le fonti indipendenti — analisti di immagini satellitari, ricostruzioni open source — riescono a validare solo una parte degli episodi. Il numero complessivo di venti unità va quindi trattato come stima di parte, utile a leggere una tendenza più che come contabilità esatta.
Secondo l’Alto commissariato ONU per i diritti umani, dall’inizio dell’invasione su vasta scala del febbraio 2022 sono stati verificati oltre 12.000 civili uccisi in Ucraina.

