Terminale portuale con centinaia di container colorati impilati, gru di carico e navi ancorate in acque blu.

Nuovi attacchi russi ai porti fluviali del Danubio e ai terminali di Odessa colpiscono la logistica delle esportazioni ucraine, mentre a Kiev le proteste sul rimpasto alla difesa mettono pressione sull'esecutivo.

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I porti del Danubio e di Odessa sotto attacco: la logistica ucraina resta il bersaglio

La linea del fronte terrestre si muove di poche centinaia di metri alla volta, ma le infrastrutture portuali continuano a essere il punto in cui la guerra pesa di più sull’economia ucraina. Nelle ultime notti gli attacchi russi si sono concentrati di nuovo sui terminali della regione di Odessa e sui porti fluviali del Danubio, nel distretto di Izmail, vicino al confine con la Romania. È il corridoio attraverso cui Kiev fa transitare una quota consistente delle proprie esportazioni agricole.

La logica è comprensibile guardando la mappa. Con il porto marittimo di Odessa più esposto e con i grandi scali di Mykolaiv ancora sotto tiro, il traffico si è spostato progressivamente verso i terminali di Izmail e Reni, sulla sponda ucraina del Danubio. Sono impianti minori, con capacità di carico limitata, ma protetti dalla vicinanza al territorio della NATO: colpirli significa costringere Kiev a rallentare le spedizioni senza superare la soglia che coinvolgerebbe direttamente la Romania.

Le autorità militari regionali ucraine hanno riferito di danni a magazzini e attrezzature portuali, senza fornire un bilancio dettagliato che sia stato confermato da fonti indipendenti. Le cifre sui tonnellaggi persi restano al momento rivendicazioni di parte, non verificate. Quello che è documentabile è la modalità: droni d’attacco a lungo raggio del tipo Shahed, lanciati in sciami notturni, in combinazione con missili da crociera. L’aviazione ucraina pubblica ogni mattina un conteggio di velivoli e missili intercettati; sono dati rivendicati da Kiev, non riscontrabili in modo autonomo.

Gru portuali e navi cargo in un terminal fluviale con impianti industriali sullo sfondo e acque azzurre in primo piano.
Terminal portuale con gru di carico e infrastrutture industriali. — Foto: Minami Himemiya — BY-SA 2.5, via Openverse

Il ritmo di questi attacchi non è nuovo. Da quando l’intesa sul grano mediata attraverso Turchia e Nazioni Unite è decaduta, i porti del Danubio sono diventati un obiettivo ricorrente. La conseguenza pratica è un aumento dei costi assicurativi e dei tempi di transito per gli operatori. Non è una svolta militare: è un logoramento economico che si misura in premi assicurativi e in navi in attesa, più che in chilometri di fronte.

A questo quadro esterno si somma una tensione interna. A Kiev e in altre città si sono registrate proteste legate a un rimpasto ai vertici della difesa e alle indagini su presunte irregolarità nella gestione degli appalti nel settore energetico e militare. Le manifestazioni sono contenute nei numeri, ma politicamente significative: mostrano che la pressione sull’esecutivo di Volodymyr Zelensky non arriva solo dal fronte, ma anche dalla questione della trasparenza nella spesa. È un tema che i partner occidentali seguono con attenzione, perché condiziona la continuità degli aiuti.

Il collegamento tra i due piani non è diretto, ma neppure irrilevante. Ogni attacco alle infrastrutture di esportazione riduce le entrate valutarie di cui Kiev ha bisogno per sostenere lo sforzo bellico. Ogni sospetto di cattiva gestione delle risorse alimenta il dibattito, nei parlamenti europei e a Washington, sull’entità dei prossimi stanziamenti. La Russia colpisce la capacità economica; la politica interna ucraina discute di come quella capacità viene amministrata.

Sul terreno, intanto, la geografia dell’offensiva russa resta concentrata nell’oblast di Donetsk, attorno alle direttrici di Pokrovsk e di Kostiantynivka. Sono avanzate lente, contate in villaggi e in linee di alberi, secondo le mappe open source che aggregano rivendicazioni delle due parti. Nessuna di queste posizioni modifica per ora l’assetto complessivo del fronte orientale. Il fronte meridionale, verso la regione di Zaporizhzhia, resta sostanzialmente statico.

Va tenuto presente il limite di ogni resoconto in questa fase: i comunicati dei ministeri della Difesa di Mosca e di Kiev divergono sistematicamente, e le verifiche indipendenti arrivano con giorni di ritardo, quando arrivano. Le cifre sugli intercettori, sui danni, sulle perdite vanno lette per quello che sono, dichiarazioni di parte in attesa di riscontro.

Secondo l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, dall’inizio dell’invasione su vasta scala del febbraio 2022 sono stati verificati oltre 13.000 civili uccisi in Ucraina, con la precisazione che il totale reale è considerato più alto.

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