Soldati in uniforme percorrono un terreno desertico arido tra formazioni rocciose e vegetazione rada.

La Guardia nazionale della Pennsylvania e le Forze armate ivoriane hanno avviato esercitazioni congiunte nell'ambito dello State Partnership Program, mentre Washington cerca di consolidare le alleanze nel Golfo di Guinea dopo le rotture con i Paesi del Sahel.

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Costa d’Avorio e Guardia nazionale della Pennsylvania: la cooperazione militare passa dal campo

Ad Abidjan la stagione delle piogge lascia il terreno pesante, e su quel fango si esercitano ora i soldati ivoriani insieme ai riservisti americani. Le Forze armate della Costa d’Avorio (FACI) e la Guardia nazionale della Pennsylvania hanno spostato dalla carta al terreno l’accordo firmato nell’ambito dello State Partnership Program (SPP), il programma con cui le Guardie nazionali dei singoli Stati statunitensi vengono abbinate a Paesi partner per addestramento e scambi.

Il meccanismo non è nuovo. Nato nei primi anni Novanta per accompagnare i Paesi dell’ex blocco sovietico verso gli standard NATO, l’SPP conta oggi decine di partenariati in tutto il mondo, un numero crescente dei quali in Africa. La logica è economica prima ancora che strategica: una Guardia nazionale costa meno di un dispiegamento di truppe regolari, offre continuità pluriennale e permette a Washington di mantenere una presenza discreta senza basi permanenti. Per la Costa d’Avorio, che eredita una lunga dipendenza militare dalla Francia rimasta fino a poco fa la potenza tutelare del Golfo di Guinea, l’apertura verso un interlocutore americano è anche un modo per diversificare le proprie alleanze.

Le esercitazioni congiunte, secondo quanto reso noto, hanno riguardato la fanteria leggera, le procedure mediche da campo e il coordinamento tra unità. Non sono state diffuse cifre precise sul numero di militari coinvolti né sulla durata complessiva del ciclo addestrativo: i dati circolati restano quindi non verificati in maniera indipendente. La cornice è comunque quella di un impegno di medio periodo, con rotazioni destinate a ripetersi negli anni.

Gruppo di militari in uniforme e civili posano insieme davanti a un edificio con stemma.
Militari e istruttori al termine di un corso di formazione. — Foto: MAJ Eric CONTTENOIR — BY-SA 3.0, via Openverse

Il contesto regionale spiega l’interesse di entrambe le parti. La fascia costiera del Golfo di Guinea è considerata la prossima linea di esposizione all’espansione dei gruppi jihadisti che dal Sahel premono verso sud. Burkina Faso, Mali e Niger, un tempo perni della cooperazione occidentale antiterrorismo, hanno rotto con Parigi e con Washington, espulso truppe francesi e statunitensi e si sono rivolti a partner russi. In questo vuoto, i Paesi rivieraschi ancora allineati all’Occidente — Costa d’Avorio, Ghana, Benin, Togo — diventano gli interlocutori residui di un dispositivo di sicurezza che ha perso i suoi avamposti settentrionali.

Abidjan ha registrato negli ultimi anni alcuni attacchi nelle zone di confine con il Burkina Faso, in particolare nel nord del Paese, e ha risposto rafforzando la presenza militare e istituendo zone operative dedicate. La collaborazione con la Pennsylvania si inserisce in questo sforzo, accanto ad altri programmi bilaterali e al sostegno che diverse capitali europee continuano a offrire ai Paesi del Golfo di Guinea.

Resta da capire quanto un partenariato di questo tipo incida sulle capacità reali di un esercito. L’addestramento fornito dalle Guardie nazionali è per sua natura circoscritto: si lavora sulle competenze tattiche, sulla sanità, sulla logistica, non sulla dottrina complessiva né sull’equipaggiamento pesante. È un tassello, non un pilastro. E la storia recente del Sahel insegna che l’efficacia di un esercito dipende meno dalle ore di esercitazione con partner stranieri e più dalla tenuta politica dello Stato che lo comanda, dalla paga regolare dei soldati e dalla fiducia delle popolazioni locali. Dove questi elementi sono mancati, anni di formazione occidentale non hanno impedito né i rovesci sul campo né i colpi di Stato.

Per Washington il calcolo è chiaro: dopo aver perso l’accesso al Niger, dove sorgeva una delle sue principali basi per droni in Africa, gli Stati Uniti cercano di consolidare i rapporti là dove sono ancora possibili, con investimenti di basso profilo e alta continuità. La Costa d’Avorio, economia tra le più solide dell’Africa occidentale e produttrice di cacao di rilievo mondiale, è un partner che vale la pena coltivare.

L’annuncio di queste esercitazioni ha avuto una eco limitata fuori dai circuiti specializzati della difesa. Non è materia da prime pagine: nessun evento clamoroso, nessuna vittima, solo la manutenzione ordinaria di un’alleanza. Ma è proprio in questi passaggi minori che si ridisegna, lentamente, la mappa delle influenze militari nel Golfo di Guinea — mentre l’attenzione internazionale resta puntata altrove, sui fronti più rumorosi del continente e del mondo.

Fonte originale: www.military.africa/2026/07/ivory-coast-and-pennsylvania-guard-move…

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