Autocarro militare russo con cisterna per aria compressa parcheggiato in piazzale d'aeroporto.

Kiev sposta i propri attacchi a lungo raggio verso i grandi magazzini logistici russi nelle regioni interne. Un cambio di categoria di bersaglio che pesa sulle retrovie, ma non sulla linea del fronte.

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Kiev colpisce i magazzini logistici russi: la nuova geografia dei bersagli in profondità

Da alcune settimane la mappa degli obiettivi ucraini in territorio russo si è spostata. Non solo raffinerie, depositi di carburante e nodi ferroviari militari, ma anche infrastrutture logistiche civili di grandi dimensioni, in particolare i centri di stoccaggio del principale operatore russo di commercio elettronico. È un cambio di categoria di bersaglio che merita di essere letto per quello che indica sul ragionamento militare dietro le operazioni a lungo raggio, più che per il valore simbolico.

Il punto tecnico è la profondità. I magazzini colpiti si trovano in regioni interne della Federazione Russa, ben oltre la linea del contatto, in aree dove la difesa aerea è meno satura rispetto alle zone prossime al fronte e ai grandi centri industriali del sud. Le autorità ucraine hanno rivendicato una serie di attacchi con droni a lungo raggio contro depositi di questo tipo; la parte russa ha confermato in più occasioni incendi e danni a strutture di stoccaggio, attribuendoli a intercettazioni o a caduta di detriti. La distanza tra le due versioni resta ampia e non è oggi verificabile in modo indipendente sull’entità precisa dei danni.

La logica dichiarata da Kiev è duplice. Da un lato, molti grandi magazzini commerciali svolgono anche funzioni di smistamento per forniture destinate all’apparato militare e alle amministrazioni pubbliche; dall’altro, colpire hub logistici estesi significa mettere sotto pressione catene di distribuzione che alimentano sia i consumi civili sia flussi grigi di materiali. È una tesi che la controparte respinge, definendo civili quegli impianti. Sul piano operativo, un capannone di decine di migliaia di metri quadrati è un bersaglio ampio e difficile da difendere puntualmente, e un incendio in un ambiente saturo di merci e imballaggi tende a propagarsi rapidamente.

Magazzino industriale avvolto dalla nebbia di notte, con camion parcheggiato e luci stradali che brillano nel buio.
Magazzino industriale nebbiato di notte con camion e luci stradali. — Foto: Алексей Гвоздев — Pexels License, via Pexels

Cosa cambia sul ritmo

La campagna contro le retrovie russe si è fatta più regolare nel corso del 2024 e del 2025, con incursioni quasi quotidiane di droni a lungo raggio segnalate dai canali di monitoraggio di entrambe le parti. Il ministero della Difesa russo pubblica con frequenza il numero di velivoli senza pilota che dichiara abbattuti in una singola notte: cifre che spesso superano le diverse decine, distribuite su più regioni. Sono dati rivendicati, non confermati da fonti terze, e vanno letti con cautela, ma il loro volume indica comunque un’intensità sostenuta delle operazioni.

L’aspetto rilevante è la dispersione geografica. Colpire depositi logistici in aree interne obbliga la difesa aerea russa a coprire un territorio molto più vasto, sottraendo assetti alle zone che Mosca considera prioritarie. Non è un’operazione capace di modificare l’andamento della linea di contatto, che resta in larga parte statica con avanzate misurate in chilometri quadrati nelle direttrici orientali. È, piuttosto, un tentativo di trasferire un costo economico e organizzativo lontano dal fronte.

Va detto con chiarezza il limite di questa lettura. L’impatto reale sulla capacità logistica russa è difficile da misurare dall’esterno: un operatore di grandi dimensioni dispone di reti ridondanti e può riorganizzare i flussi. Le stime sui danni economici circolate dai due schieramenti sono, ancora una volta, rivendicazioni non verificate. Ciò che si può osservare con ragionevole certezza è la frequenza degli allarmi aerei e la chiusura temporanea di scali civili russi, che le autorità dell’aviazione dispongono ripetutamente in via precauzionale quando vengono rilevati droni in avvicinamento.

Il quadro più ampio

Questa attività si intreccia con la campagna parallela contro il settore energetico russo, in particolare le raffinerie, che ha registrato negli ultimi mesi colpi confermati su più impianti. I magazzini logistici rappresentano un’estensione di questa strategia verso bersagli meno protetti e ad alta visibilità interna, dove i danni sono immediatamente percepibili dalla popolazione attraverso ritardi nelle consegne e interruzioni di servizio.

Sul versante opposto, la Russia prosegue con attacchi combinati di missili e droni contro le infrastrutture energetiche ucraine, con un’intensificazione tipica dei mesi freddi. Le due campagne procedono in parallelo, ciascuna orientata a logorare le retrovie dell’avversario più che a conquistare terreno. Nessuna delle due, per ora, ha prodotto un cambiamento strutturale della situazione sul terreno.

Secondo l’aggiornamento più recente dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, dall’inizio dell’invasione su vasta scala del febbraio 2022 sono stati verificati oltre 13.500 civili uccisi in Ucraina.

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