Germoglio con bandiera ucraina in una goccia d'acqua su sfondo giallo e blu.

Zelensky indica un dirigente del settore energetico statale per un ruolo di vertice nel governo: una scelta tecnica che riflette il peso della rete elettrica nella guerra, alla vigilia dell'inverno.

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Kiev, l’energia diventa questione di governo: la mossa su Koretskyi

La politica ucraina torna a intrecciarsi con la rete elettrica. Il presidente Volodymyr Zelensky ha indicato in Serhij Koretskyi, dirigente del settore energetico statale, un nome per un ruolo di vertice nell’esecutivo. Non è una notizia di fronte, ma va letta con la mappa energetica accanto, perché in Ucraina il governo dell’energia è ormai indistinguibile dalla condotta della guerra.

La tesi è semplice: chi guida l’esecutivo a Kiev deve saper gestire una rete sotto tiro, non solo un bilancio. Da quasi tre inverni la Russia colpisce in modo sistematico centrali termiche, sottostazioni ad alta tensione e nodi di distribuzione. L’obiettivo dichiarato dalla parte russa è degradare la capacità di generazione e trasmissione. Quello osservabile sul terreno è una sequenza di blackout programmati, riparazioni continue e importazioni di corrente dai Paesi confinanti.

Koretskyi arriva dal comparto energetico pubblico, dove la priorità operativa è stata mettere in sicurezza gli impianti e mantenere l’approvvigionamento di carburante. È un profilo tecnico-gestionale più che politico. La scelta di Zelensky, se confermata dal passaggio parlamentare, segnala una direttrice precisa: portare al centro dell’azione di governo chi conosce dall’interno la macchina che gli attacchi provano a fermare.

Perché l’energia pesa quanto il fronte

Le linee del fronte terrestre, da Kupjansk a Pokrovsk fino a Zaporizhzhia, si muovono di poche centinaia di metri alla volta. La rete elettrica, invece, può cambiare stato in una notte. Un singolo attacco riuscito su una sottostazione chiave lascia al buio intere province. Ecco perché la logistica energetica è diventata un fronte parallelo, meno visibile ma decisivo per la tenuta civile e industriale del Paese.

I dati sulla capacità di generazione perduta variano a seconda della fonte e vanno maneggiati con prudenza. Le stime ufficiali ucraine e quelle degli osservatori internazionali sull’entità del danno cumulato non coincidono sempre, e molti numeri restano rivendicati più che verificati in modo indipendente. Quel che è documentato sono le interruzioni ricorrenti dell’erogazione nelle grandi città, dichiarate dagli operatori di rete, e il ricorso alle importazioni dai sistemi elettrici europei interconnessi.

Parco eolico con numerose turbine visibili all'orizzonte dietro campi arati in primo piano.
Parco eolico in Ucraina: la transizione energetica al centro dei dibattiti politici. — Foto: voron77 — BY-SA 3.0, via Openverse

La centrale nucleare di Zaporizhzhia, la maggiore d’Europa, resta sotto controllo russo dal 2022 e scollegata dalla produzione. L’Agenzia internazionale per l’energia atomica mantiene una presenza di osservatori sul sito e ha segnalato ripetute interruzioni delle linee di alimentazione esterna necessarie al raffreddamento. È il punto più delicato dell’intero quadro energetico, e non dipende da chi siede a Kiev.

Un cambio che guarda all’inverno

La tempistica non è casuale. La stagione fredda è il periodo in cui il sistema è più esposto: domanda al picco, giornate corte, margini di riserva ridotti. Ogni autunno la questione si ripresenta identica nella sostanza, diversa nei dettagli. Affidare posizioni di governo a un profilo energetico prima dell’inverno risponde a questa logica, più che a un riassetto politico di lungo respiro.

Resta l’incognita del passaggio istituzionale. Una nomina di vertice richiede il voto della Rada, il parlamento ucraino. L’indicazione presidenziale è il primo tempo di un percorso che può ancora modificarsi. Le maggioranze a Kiev sono state finora coese sui temi di guerra, meno prevedibili sulle scelte interne di gestione.

Va anche detto che spostare un dirigente dal settore energetico al governo lascia scoperta una casella. La continuità nella gestione degli impianti pubblici è essa stessa una variabile di sicurezza. Sostituire chi conosce la rete nel momento in cui la rete è sotto attacco è una decisione che comporta costi operativi, non solo benefici politici.

Il quadro complessivo non cambia con una singola nomina. La Russia continuerà a colpire l’infrastruttura, l’Ucraina continuerà a riparare e importare, l’interconnessione con l’Europa resterà il cuscinetto che tiene in piedi il sistema nelle ore peggiori. Chi guiderà l’esecutivo dovrà gestire questa condizione, non risolverla.

Secondo i dati diffusi dagli operatori di rete ucraini, nell’ultimo inverno milioni di utenze hanno subito interruzioni programmate dell’erogazione elettrica in più regioni del Paese.

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