Gli Stati Uniti hanno indicato "El 03" come erede di El Mencho al vertice del CJNG, ma il cartello non funziona come un'azienda con organigramma. Perché la logica della successione mal si adatta a una rete distribuita e all'economia del fentanyl.
Washington nomina l’erede del CJNG, ma il cartello non usa organigrammi
Da Guadalajara, capitale dello Stato di Jalisco, il traffico serale scorre come sempre lungo la Avenida Vallarta, indifferente a un dettaglio che a duemila chilometri di distanza, negli uffici del Dipartimento di Giustizia statunitense, ha assunto la forma di un comunicato. Washington ha indicato un nome per la successione al vertice del Cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG): Juan Carlos Valencia González, alias “El 03”, presentato come il probabile erede di Nemesio Oseguera Cervantes, il celebre “El Mencho”. La città che ospita il cuore logistico dell’organizzazione, però, non sembra essersi accorta di nulla. E qui comincia la parte interessante.
La logica burocratica americana tende a leggere i cartelli come aziende con un organigramma: un amministratore delegato, una linea di successione, un consiglio. È una lente comoda per emettere accuse formali, congelare beni e offrire ricompense. È anche una lente che raramente combacia con il modo in cui questi apparati funzionano davvero.
Un’organizzazione senza sedia da erede
Il CJNG non è nato come una monarchia, e non è chiaro perché dovrebbe morire come tale. Negli ultimi quindici anni si è espanso trasformandosi in una federazione di cellule semi-autonome, tenute insieme da flussi finanziari, controllo di corridoi e capacità di intimidazione, più che da una catena di comando ereditaria. Attribuire a un singolo individuo la “successione” significa presumere che il potere sia una carica trasferibile, quando è piuttosto una funzione distribuita. Se El Mencho, la cui salute è oggetto di voci ricorrenti, dovesse uscire di scena, è plausibile che il vuoto venga colmato da un equilibrio negoziato tra fazioni, o da una faida, molto prima che da un nome preannunciato oltreconfine.
Che El Mencho abbia legami familiari con Valencia González è rilevante, ma il vincolo di sangue nei cartelli messicani è tanto una risorsa quanto una vulnerabilità: garantisce lealtà presunta e produce bersagli prevedibili. La storia recente, dalla frantumazione dei Beltrán Leyva alla lunga agonia del Cartello di Sinaloa dopo l’arresto di Joaquín “El Chapo” Guzmán, suggerisce che i vertici designati raramente coincidono con i vertici reali.

La statistica che complica la lettura
Vale la pena introdurre un dato che raffredda le narrazioni sul “decapitare per vincere”. Secondo le stime delle stesse agenzie statunitensi, il CJNG opera oggi in una larghissima maggioranza degli Stati messicani e mantiene ramificazioni in decine di Paesi, dagli Stati Uniti all’Asia. Ma il numero che merita attenzione è un altro: gli arresti e le uccisioni di leader nell’ultimo decennio non hanno prodotto una riduzione stabile dei sequestri di fentanyl o di metanfetamine lungo il confine. Al contrario, il periodo di massima pressione sulle strutture di comando ha coinciso con l’aumento della produzione sintetica, un’attività che, a differenza della coltivazione di papavero o coca, non richiede territorio esteso né manodopera visibile, e quindi sopravvive facilmente alla scomparsa di qualsiasi capo. La chimica non ha bisogno di un padrino.
Questo è il punto che la strategia della “lista dei nomi” tende a trascurare. Un cartello che ricava profitti da precursori chimici importati e da laboratori mobili è un’organizzazione strutturalmente resistente alla logica dell’organigramma. Il valore non risiede nella persona, ma nella rete di approvvigionamento, nella corruzione locale e nella capacità di riciclare denaro, quest’ultima ormai integrata in circuiti economici formali che vanno ben oltre il narcotraffico classico.
Perché la designazione conta comunque
Sarebbe un errore liquidare la mossa americana come pura retorica. Nominare un successore ha un valore giuridico e politico concreto: consente di attivare sanzioni, di orientare le indagini finanziarie, di costruire il fascicolo che un giorno potrebbe giustificare un’estradizione. Serve anche un pubblico interno, in una fase in cui Washington ha inserito diversi cartelli messicani nell’elenco delle organizzazioni terroristiche e valuta apertamente strumenti più aggressivi. Attribuire un nome e un volto rende l’avversario leggibile, e un avversario leggibile è più facile da vendere all’opinione pubblica come nemico gestibile.
Il rischio è confondere la leggibilità con la realtà. Il CJNG, come attore razionale, ha tutto l’interesse a restare opaco proprio nei momenti di transizione, quando l’ambiguità sulla leadership riduce l’esposizione dei suoi membri più preziosi. La discrepanza tra il nome scelto a Washington e i nomi che contano davvero a Guadalajara non è un errore di intelligence: è una caratteristica del sistema che si vorrebbe descrivere.
Nel frattempo la Avenida Vallarta continua a scorrere. Le organizzazioni che dominano queste economie illegali hanno imparato da tempo che la loro forza sta nell’essere strutture, non persone. Le persone, prima o poi, finiscono in un comunicato.

