Tralicci dell'alta tensione e cavi elettrici su terreno desolato con edifici industriali nella nebbia.

Fronte terrestre stagnante tra Pokrovsk e Kupiansk, ma Russia e Ucraina spostano lo sforzo sugli attacchi a lungo raggio contro energia e raffinerie. Dati e rivendicazioni a confronto.

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Ucraina: la guerra delle retrovie corre lungo le linee dell’energia

La linea del contatto resta ferma da settimane sui settori di Pokrovsk e Kupiansk, ma il fronte che conta in questa fase non è quello dei metri contesi tra le trincee. È quello delle infrastrutture profonde, a centinaia di chilometri dalla prima linea, dove nella notte tra sabato e domenica sia le forze russe sia quelle ucraine hanno colpito obiettivi lontani dal contatto diretto.

La direttrice è quella dell’energia e della logistica. Da mesi entrambe le parti hanno spostato lo sforzo dalle manovre terrestri, costose e lente, verso ciò che alimenta lo sforzo bellico avversario: raffinerie, depositi di carburante, nodi ferroviari, centrali e sottostazioni. È una scelta che si legge sulla mappa più che sui bollettini, perché disegna archi lunghi che scavalcano il fronte.

Dal lato russo, il ministero della Difesa di Mosca ha rivendicato attacchi con droni e missili contro obiettivi in diverse regioni ucraine, indicando come bersagli infrastrutture legate al comparto militare e produttivo. Le autorità ucraine hanno riferito di vittime civili in alcune località colpite, senza al momento un bilancio consolidato e verificabile in modo indipendente. Le cifre restano quindi allo stato di rivendicazione da una parte e di segnalazione dall’altra.

Centrale nucleare con caratteristico camino a torre circondato da strutture industriali e vegetazione spontanea.
Impianto nucleare in zona di conflitto: infrastruttura energetica strategica sotto pressione bellica. — Foto: IAEA Imagebank — BY-SA 2.0, via Openverse

Dal lato ucraino, lo Stato maggiore di Kyiv ha rivendicato azioni contro impianti del settore petrolifero russo situati nelle regioni interne, oltre la fascia di confine. Nelle ultime settimane le raffinerie sono state l’obiettivo più ricorrente delle operazioni ucraine a lungo raggio: colpirle significa incidere sulla capacità di raffinazione interna e sulle esportazioni che finanziano il bilancio di guerra. Anche in questo caso i danni riportati sono rivendicati da Kyiv e in parte confermati da amministratori locali russi, che hanno segnalato incendi e sospensioni temporanee dell’attività in alcuni impianti.

La logica è simmetrica. La Russia mira alla rete elettrica ucraina in vista dei mesi freddi, quando la domanda di riscaldamento aumenta e ogni sottostazione fuori servizio pesa su intere province. L’Ucraina mira alla catena del carburante russo, che rifornisce mezzi corazzati, aviazione e trasporti. In entrambi i casi l’obiettivo non è occupare terreno, ma erodere la capacità dell’avversario di sostenere la guerra nel tempo.

Questa impostazione spiega perché il ritmo del fronte terrestre appare stagnante. Le avanzate russe nel Donetsk, attorno a Pokrovsk, procedono da mesi a passo di villaggi e di chilometri contati, con avanzamenti che le mappe indipendenti misurano in poche centinaia di metri per settore e che gli analisti classificano più spesso come infiltrazioni che come sfondamenti. Kupiansk, nella regione di Kharkiv, resta un punto conteso senza variazioni decisive. La pressione vera si esercita altrove, sulle retrovie.

Contano i numeri delle armi a distanza. Kyiv ha aumentato la produzione e l’impiego di droni a lungo raggio, capaci di raggiungere obiettivi a diverse centinaia di chilometri dal confine. Mosca ha intensificato il ricorso a droni d’attacco di produzione propria e a missili da crociera e balistici, spesso combinati in ondate notturne pensate per saturare le difese aeree. L’aeronautica ucraina pubblica quotidianamente il conteggio dei vettori lanciati e di quelli intercettati: sono dati di parte, ma coerenti nel tempo, e indicano una scala di centinaia di droni a settimana.

La difficoltà, per chi osserva, è distinguere il rivendicato dal verificato. Le immagini satellitari e i video geolocalizzati confermano una parte degli impatti, in particolare sugli impianti energetici russi, dove gli incendi sono difficili da nascondere. Molti altri attacchi restano nella zona grigia delle dichiarazioni ufficiali. La regola resta la stessa: ogni cifra va letta con la sua fonte e il suo stato.

Il quadro complessivo è quello di una guerra che si combatte sempre più sulle distanze lunghe. Non perché il fronte terrestre sia irrilevante, ma perché nessuna delle due parti dispone al momento della massa necessaria per una svolta rapida sul terreno. Colpire in profondità è diventato il modo per continuare a esercitare pressione senza pagare il prezzo di grandi offensive frontali.

Secondo l’Agenzia dell’ONU per i rifugiati, dall’inizio dell’invasione su vasta scala del febbraio 2022 restano registrati come rifugiati in Europa oltre 6,3 milioni di cittadini ucraini.

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