Una controversia interna alla CDU indebolisce i conservatori tedeschi alla vigilia di elezioni regionali dove l'AfD punta alla minoranza di blocco. In gioco governabilità nei Länder e peso di Berlino in Europa.
La CDU perde terreno prima del voto regionale, e l’AfD misura il vuoto
La Germania si avvicina a una serie di elezioni regionali con la CDU indebolita da una controversia interna che tocca uno dei suoi volti più esposti, Jens Spahn. Il dato di partenza è politico ma diventa presto numerico: ogni punto perso dai conservatori nei sondaggi si sposta in larga parte verso l’estrema destra dell’AfD, non verso il centro.
Il partito guidato da Friedrich Merz aveva costruito il proprio ritorno al governo federale su un’immagine di competenza e disciplina. Quella immagine regge finché lo scarto tra CDU e AfD resta ampio. Nei Länder dell’Est, dove l’AfD viaggia stabilmente sopra il 30 per cento, il margine è già sottile. Una crisi di credibilità che colpisce un dirigente di primo piano riduce quel margine proprio dove serve.
Il meccanismo è misurabile nelle intenzioni di voto. Quando un partito di governo appare screditato su questioni di trasparenza, l’elettorato che si sente non rappresentato non torna a casa: sceglie l’opzione che si presenta come alternativa di sistema. In Germania quell’opzione è l’AfD, che nei sondaggi nazionali oscilla intorno al 20-24 per cento, seconda forza dietro la CDU e spesso davanti alla SPD.

La conseguenza istituzionale riguarda le maggioranze. Nei parlamenti regionali dell’Est, se l’AfD supera un terzo dei seggi ottiene una minoranza di blocco: capacità di impedire modifiche costituzionali, nomine giudiziarie e decisioni che richiedono i due terzi. Non serve governare per condizionare. Basta la soglia.
Il cordone sanitario che tiene l’AfD fuori dalle coalizioni ha un costo aritmetico crescente. Escludere il secondo o primo partito di un Land obbliga CDU, SPD, Verdi e talvolta la sinistra a costruire alleanze eterogenee, con programmi distanti e stabilità ridotta. Ogni governo di questo tipo consuma capitale politico e alimenta la narrazione dell’AfD sull’establishment che si coalizza per escluderla.
C’è poi la dimensione economica che pesa sul quadro. La Germania è uscita da due anni di stagnazione con una crescita vicina allo zero e una produzione industriale sotto i livelli pre-pandemia. Il settore automobilistico, cuore dell’export, taglia occupazione mentre la concorrenza cinese guadagna quote. Un elettorato che percepisce declino industriale è più esposto ai messaggi anti-sistema: la crisi della CDU non nasce solo dalle sue vicende interne, ma le amplifica.
Merz ha impostato la legislatura federale su due leve: allentamento del freno all’indebitamento per investire in difesa e infrastrutture, e linea più rigida su immigrazione ed energia. La prima richiede tempo per produrre risultati visibili. La seconda sposta il terreno del dibattito su temi dove l’AfD è percepita come più credibile dai propri elettori. È una scommessa che funziona solo se l’economia risponde prima del prossimo ciclo elettorale.
Sul piano europeo, un indebolimento dei conservatori tedeschi ha effetti diretti. Berlino è il maggiore contribuente netto al bilancio UE e il perno delle decisioni su sostegno all’Ucraina, politica industriale e regole di bilancio. Un governo Merz costretto a guardarsi le spalle in casa negozia con meno margine a Bruxelles, proprio mentre l’Unione discute il prossimo quadro finanziario pluriennale e la risposta ai dazi statunitensi.
Il confronto con la Francia rende il rischio concreto. Parigi è già bloccata da un’Assemblea frammentata e da un debito che sfiora il 114 per cento del PIL. Se anche la Germania entra in una fase di instabilità politica prolungata, l’asse franco-tedesco che ha guidato l’integrazione europea perde capacità di iniziativa in un momento di pressione esterna crescente.
La variabile da osservare è la prossima tornata regionale: se in uno dei Länder orientali l’AfD supera la soglia del terzo dei seggi, la questione smette di essere di credibilità e diventa di governabilità, con effetti che si vedranno entro dodici mesi.
