Le versioni di Camera e Senato della legge di difesa americana per il 2027 mostrano dove il Congresso vuole limitare il Pentagono e come tenta di colmare il divario industriale con la Cina nel Pacifico.
La legge di spesa militare americana e la battaglia sui numeri per il Pacifico
Il Congresso degli Stati Uniti sta scrivendo la legge di autorizzazione alla difesa per l’anno fiscale 2027. È il documento che fissa le priorità del Pentagono per circa 900 miliardi di dollari annui. Le versioni approvate da Camera e Senato divergono su più capitoli, e le divergenze indicano dove i legislatori vogliono trattenere la mano dell’esecutivo.
Il primo punto di attrito riguarda l’autorità politica. Dopo un anno segnato da rimozioni ai vertici delle forze armate e da tensioni sul dossier iraniano, le due camere hanno inserito clausole che vincolano la capacità del dipartimento di rimuovere ufficiali o riorientare fondi senza notifica preventiva. Non è retorica: si traduce in tempi di reazione più lunghi per lo spostamento di risorse tra teatri.
Il secondo punto è la costruzione navale. La marina statunitense produce da anni meno navi di quante ne dismetta. La flotta di superficie e sottomarini si assottiglia mentre i cantieri cinesi immettono tonnellaggio a ritmo superiore. I disegni di legge aumentano i finanziamenti pluriennali per i cantieri e per i sottomarini d’attacco della classe Virginia, il cui rateo di consegna resta sotto le due unità l’anno contro un obiettivo dichiarato di più elevato. Ogni scafo mancante è una zona di mare che resta scoperta nel Pacifico occidentale.
Il terzo riguarda le munizioni di precisione a lungo raggio. Le simulazioni sul conflitto per Taiwan mostrano l’esaurimento degli stock di missili antinave in tempi brevi. I legislatori spingono per contratti pluriennali che stabilizzino gli ordini ai produttori, così da far salire le linee di assemblaggio. Il vincolo non è il denaro ma la capacità industriale: portare la produzione annua da centinaia a migliaia di unità richiede anni di preavviso ai fornitori di componenti.
Il quarto capitolo è l’innovazione. Qui le due camere convergono più che altrove. Si rafforzano i canali di acquisto rapido per droni, software e sistemi autonomi, con l’obiettivo di ridurre i tempi tra prototipo e schieramento. Il programma di sciami di droni economici, pensato per compensare la disparità numerica nello Stretto di Taiwan, riceve fondi aggiuntivi. La logica è sostituire pochi sistemi costosi con molti sistemi sacrificabili.

Il quinto è il posizionamento nell’Indo-Pacifico. I testi confermano investimenti in infrastrutture logistiche dispersa tra Guam, Filippine e Australia. La ragione è la vulnerabilità delle basi concentrate: i missili balistici cinesi a raggio intermedio coprono le installazioni entro il primo arco di isole. Distribuire carburante, munizioni e piste di atterraggio su più punti aumenta il costo per l’attaccante di neutralizzarle.
Il sesto punto tocca AUKUS, l’accordo per fornire sottomarini a propulsione nucleare all’Australia. La legge include garanzie sui trasferimenti tecnologici, ma il collo di bottiglia resta la produzione statunitense di Virginia: cedere scafi a Canberra senza aumentare il rateo interno significa ridurre la flotta americana. È la contraddizione non risolta del programma.
Il settimo riguarda i semiconduttori per uso militare. I testi impongono verifiche più stringenti sulla catena di fornitura, per ridurre la dipendenza da componenti prodotti fuori dai confini nazionali. La frazione di chip avanzati fabbricati a Taiwan resta la variabile scomoda: un’interruzione dell’isola bloccherebbe non solo l’elettronica di consumo ma anche i sistemi d’arma in produzione.
Il quadro complessivo mostra un Congresso che tenta di correggere lo squilibrio industriale accumulato in un decennio. Il problema è di ritmo. La Cina vara navi più rapidamente, produce munizioni in volumi maggiori e non deve dividere la propria attenzione tra più teatri. Gli Stati Uniti restano superiori per tonnellaggio complessivo e alleanze, ma il divario di produzione si riduce ogni anno.
La legge non risolve nulla da sola: autorizza, non stanzia. La spesa effettiva dipende dal processo di appropriazione che seguirà, spesso in ritardo rispetto al calendario. Un blocco di bilancio o una risoluzione di continuità congelerebbe gli aumenti proprio nei capitoli industriali più sensibili al tempo.
La variabile che sposta l’equilibrio nei prossimi diciotto mesi è il rateo di consegna dei sottomarini d’attacco: se resta sotto le due unità l’anno, ogni promessa fatta a Canberra e ogni piano di presenza nel Pacifico occidentale poggia su una flotta che continua a restringersi.

