Bamako ospiterà nel novembre 2026 una fiera internazionale della difesa, vetrina del riposizionamento militare del Mali dopo l'addio a Parigi e l'avvicinamento a Mosca. Un segnale del nuovo mercato degli armamenti nel Sahel.
Mali: la fiera della difesa di Bamako e il nuovo asse militare del Sahel
A Bamako è in programma per novembre 2026 una fiera internazionale della difesa e della sicurezza, battezzata BAMEX. Cinque giorni di stand, delegazioni e contratti, dedicati ad armamenti terrestri, aeronautica, sicurezza interna e ordine pubblico. Un evento che in un’altra fase storica sarebbe passato quasi inosservato, e che invece oggi va letto come un segnale politico preciso: il Mali retto dalla giunta militare vuole mostrarsi come mercato e come interlocutore, non più come cliente obbligato di un solo fornitore.
Per capire la portata dell’annuncio serve la cornice. Dal colpo di Stato del 2020 e dal secondo del 2021, Bamako ha voltato le spalle alla Francia, l’ex potenza coloniale che aveva mantenuto una presenza militare fino alla fine della missione antiterrorismo. Al posto dei francesi sono arrivati istruttori e contractor russi, prima riconducibili al gruppo Wagner, poi assorbiti nella struttura statale nota come Africa Corps. Il Mali ha poi lasciato la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale e, con Burkina Faso e Niger — anch’essi guidati da giunte — ha fondato l’Alleanza degli Stati del Sahel, un blocco che si presenta come alternativa sovranista agli assetti regionali costruiti nel dopo-decolonizzazione.

In questo quadro, una fiera degli armamenti nella capitale diventa vetrina di un riposizionamento. I tre Paesi dell’Alleanza condividono la stessa emergenza: le insurrezioni jihadiste legate ad al-Qaida e allo Stato islamico controllano vaste porzioni di territorio rurale, colpiscono le vie di comunicazione e assediano centri abitati. Le forze armate maliane, rafforzate dai partner russi e dotate di droni acquistati da fornitori come la Turchia, hanno intensificato le operazioni, ma i risultati sul terreno restano contesi. Le stime sulle vittime civili degli ultimi anni variano molto a seconda delle fonti — organizzazioni indipendenti parlano di migliaia di morti tra scontri, rappresaglie e attentati — e nessuna cifra è verificabile in modo indipendente, dato l’accesso limitato dei giornalisti e delle agenzie umanitarie.
La geografia dei fornitori che una manifestazione del genere può attrarre racconta più di molti comunicati. Accanto alla Russia, presenza ormai strutturale, si muovono le industrie di Turchia, Cina, Iran e di alcuni produttori dell’Europa orientale, tutti interessati a un mercato che i grandi gruppi occidentali hanno di fatto abbandonato per ragioni politiche e di sanzioni. Per Bamako moltiplicare gli interlocutori significa anche ridurre la dipendenza da Mosca, che negli ultimi mesi ha mostrato i limiti del proprio impegno, come nell’imboscata subita nel nord del Paese nell’estate del 2024, quando colonne miste di soldati maliani e combattenti russi furono attaccate da ribelli tuareg e da elementi jihadisti.
Sul piano interno la fiera serve anche a proiettare un’immagine di normalità e controllo. La giunta ha rinviato più volte le promesse di ritorno al voto e ha stretto lo spazio per l’opposizione e la stampa. Presentare Bamako come sede di un appuntamento internazionale, con delegazioni straniere e accordi di cooperazione, è un modo per legittimarsi verso l’esterno e verso una popolazione a cui viene chiesto di sopportare l’economia di guerra. La polvere rossa che si posa sui blindati parcheggiati fuori dalle caserme è la stessa che copre i mercati dove i prezzi dei generi di base continuano a salire.
Resta la domanda su cosa questa cooperazione produca davvero in termini di sicurezza per chi vive nelle regioni contese. L’accumulo di materiale bellico e la presenza di forze straniere non hanno finora invertito la tendenza: i gruppi armati mantengono capacità operativa, i profughi interni si contano a centinaia di migliaia e i flussi verso i Paesi vicini proseguono. Le fiere della difesa misurano la disponibilità a comprare e vendere, non l’efficacia sul campo.
Il mondo osserva questo passaggio con attenzione selettiva. Le cancellerie europee registrano la perdita di influenza e il consolidamento russo nel Sahel come un problema strategico, discusso nei vertici sulla migrazione e sul terrorismo. Ma l’appuntamento di Bamako non riceverà, salvo sorprese, la copertura riservata alle grandi esposizioni di Abu Dhabi o Parigi. Sarà seguito soprattutto dagli addetti ai lavori e dagli analisti che monitorano chi entra e chi esce da un mercato in ridefinizione. Per il resto, un evento che riguarda direttamente la vita di milioni di persone in una delle aree più instabili del continente rischia di scorrere ai margini dell’agenda internazionale.

