Una sessione d'esame slittata riporta in piazza la generazione che ha rovesciato Sheikh Hasina. Il governo transitorio di Yunus misura la propria legittimità sulla capacità di gestire disordini e calendario elettorale.
Bangladesh, gli esami che riportano gli studenti in piazza
Il 5 agosto 2024 Sheikh Hasina lasciava Dhaka su un elicottero militare. Quindici mesi dopo, la stessa generazione che ha rovesciato il suo governo torna nelle strade. Il pretesto è un esame. La materia reale è la fiducia nel governo transitorio guidato da Muhammad Yunus.
Il fatto misurabile è la sessione dell’Higher Secondary Certificate, l’esame di maturità che ogni anno coinvolge oltre un milione di studenti bangladesi. Nel 2025 il calendario è slittato più volte. Alcune prove sono state annullate o riprogrammate, altre contestate per irregolarità nella correzione. Per una coorte che ha già perso settimane di lezione durante le proteste del 2024, ogni rinvio si traduce in un ritardo nell’accesso all’università e nell’ingresso al mercato del lavoro.
Il Bangladesh ha un’età mediana intorno ai 27 anni. Circa un terzo dei 170 milioni di abitanti ha meno di 24 anni. La disoccupazione giovanile ufficiale supera il 10 per cento, ma la quota di giovani che non studiano né lavorano né seguono formazione resta molto più alta, vicina al 30 per cento secondo le stime della Banca Mondiale. Un esame ritardato non è un incidente amministrativo. È un mese in meno di occupazione futura per centinaia di migliaia di persone.
Questo spiega perché la protesta studentesca sia una costante e non un episodio. Nel 2018 il movimento nacque per la sicurezza stradale. Nel 2024 contro le quote riservate nei concorsi pubblici, che sottraevano posti statali proprio ai laureati. Ogni volta il detonatore è stato l’accesso a un bene scarso: strade sicure, posti nella pubblica amministrazione, titoli di studio spendibili.
Il governo Yunus è arrivato al potere senza elezioni, come esecutivo ad interim con il mandato di riformare le istituzioni e portare il Paese al voto. La data indicata è la prima metà del 2026. Fino ad allora la sua legittimità dipende dalla capacità di dimostrare risultati amministrativi. La gestione degli esami è un test di quella capacità. Se lo Stato non riesce a far svolgere una sessione di maturità in modo ordinato, l’argomento della riforma istituzionale perde credibilità.

C’è poi la questione della composizione del fronte. Il movimento che ha abbattuto Hasina non era omogeneo. Comprendeva studenti laici, gruppi legati al Jamaat-e-Islami, sostenitori del Bangladesh Nationalist Party. Con la caduta del nemico comune quel blocco si è frammentato. Le proteste sugli esami mostrano una parte della base giovanile che chiede conto proprio al governo che aveva contribuito a insediare. La stessa piazza che era risorsa politica diventa vincolo.
Sul piano economico il margine di errore è stretto. Il Bangladesh esporta abbigliamento per oltre 40 miliardi di dollari l’anno, seconda voce mondiale dopo la Cina. Quel settore assorbe circa 4 milioni di lavoratori, in maggioranza donne, e dipende da ordini esteri che premiano la stabilità delle consegne. Ogni ondata di disordini urbani alza il rischio percepito dai compratori occidentali e spinge parte degli ordini verso Vietnam e India. Le riserve valutarie, scese sotto i 20 miliardi di dollari nella fase più acuta della crisi, non consentono di assorbire un calo prolungato dell’export.
La leva su cui il governo può agire nel breve periodo è la gestione della piazza. Nel 2024 la risposta di Hasina fu la forza: oltre 800 morti secondo le stime delle Nazioni Unite. Yunus non può permettersi lo stesso registro senza distruggere la propria ragione d’essere. Deve quindi assorbire la protesta con concessioni amministrative, ricalendarizzazioni, dialogo. Ogni concessione, però, segnala fragilità e incoraggia nuove richieste.
Il vincolo di fondo resta demografico. Ogni anno il mercato del lavoro bangladese deve assorbire oltre due milioni di nuovi ingressi. La crescita del PIL, intorno al 5-6 per cento, non genera abbastanza occupazione qualificata per una coorte istruita e connessa. La protesta sugli esami è la forma visibile di questo squilibrio: giovani che investono in un titolo di studio la cui resa reale continua a scendere.
La variabile che sposta l’equilibrio è il calendario elettorale. Se il voto del 2026 sarà confermato e percepito come credibile, la piazza avrà un canale istituzionale in cui incanalarsi. Un rinvio, invece, riporterebbe la questione della legittimità al punto dell’agosto 2024. Il segnale utile arriverà entro i primi mesi del prossimo anno, quando la commissione elettorale dovrà fissare la data definitiva.

