Palazzo neoclassico con colonne in piazza urbana circondata da edifici storici e vegetazione.

L'affermazione di una piattaforma conservatrice in Colombia apre una fase di riorientamento su sicurezza, economia e rapporti con gli Stati Uniti, con ricadute significative sugli equilibri sudamericani e sul dossier venezuelano.

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La Colombia guarda a destra: sicurezza, meno Stato e il ritorno verso Washington

Il consolidamento di una figura conservatrice al vertice dello Stato colombiano segnala un punto di svolta nella traiettoria politica del Paese andino. Dopo un ciclo progressista che aveva rappresentato una discontinuità storica, l’elettorato sembra riorientarsi verso una piattaforma imperniata su tre assi: il ripristino dell’autorità dello Stato in materia di sicurezza, il ridimensionamento del perimetro pubblico dell’economia e un riavvicinamento all’alleato tradizionale, gli Stati Uniti. Si tratta di una configurazione che, nella retorica della campagna, viene sintetizzata nella formula della “mano dura”, ma che nella pratica di governo dovrà misurarsi con vincoli strutturali difficilmente aggirabili.

Il contesto: un pendolo che oscilla

La politica colombiana ha alternato, negli ultimi decenni, fasi di forte securitarizzazione e tentativi di pacificazione negoziata. L’accordo di pace del 2016 con le FARC ha chiuso formalmente un conflitto lungo mezzo secolo, senza però smantellare l’economia illegale che ne alimentava le radici. La coltivazione della coca e il narcotraffico restano il nodo irrisolto: dissidenze armate, gruppi eredi del paramilitarismo e organizzazioni criminali transnazionali continuano a contendersi il controllo di intere regioni, in particolare lungo i confini con il Venezuela e sulla costa pacifica.

L’esperienza di governo progressista aveva puntato su una “pace totale”, tentando di estendere i negoziati a una pluralità di attori armati. I risultati sono apparsi frammentari e la percezione di insicurezza diffusa ha eroso il consenso, aprendo lo spazio politico a una proposta alternativa fondata sulla priorità dell’ordine. La svolta a destra va letta anzitutto come reazione a questa insoddisfazione, più che come adesione entusiastica a un progetto ideologico definito.

Le implicazioni interne

La principale sfida per una presidenza conservatrice sarà tradurre le promesse di sicurezza in risultati sostenibili. L’esperienza colombiana insegna che le strategie puramente militari producono guadagni tattici reversibili se non accompagnate da presenza istituzionale, sviluppo economico nelle aree periferiche e alternative concrete alla coltivazione illecita. La tentazione di soluzioni rapide rischia di riattivare cicli di violenza già noti, con costi in termini di diritti umani e di legittimità internazionale.

Pannocchie di mais giallo con tracce di carbonizzazione, esposte su un mercato locale con sfondo sfocato di bancarelle.
Mais tostato in un mercato della Colombia, simbolo agricolo del Paese. — Foto: SC Guard — PDM 1.0, via Openverse

Sul piano economico, l’annuncio di una riduzione dello Stato dovrà confrontarsi con le disuguaglianze profonde che segnano la società colombiana e con le aspettative di quella parte dell’elettorato che negli anni recenti aveva chiesto maggiore protezione sociale. Il margine di manovra fiscale è ristretto e ogni riforma incisiva richiederà capitale politico in un Congresso frammentato.

La dimensione regionale

È sul piano esterno che la nuova traiettoria colombiana produce le conseguenze più rilevanti per gli equilibri sudamericani. Un riavvicinamento marcato a Washington ristabilirebbe la Colombia nel ruolo storico di principale partner statunitense nella regione, funzione che aveva conosciuto una fase di raffreddamento. Ciò implica una cooperazione rafforzata in materia antidroga, di sicurezza e, potenzialmente, di gestione dei flussi migratori.

Il dossier venezuelano assume qui centralità. La frontiera tra i due Paesi è tra le più delicate del continente, teatro di traffici, spostamenti di popolazione e attività di gruppi armati. Un allineamento colombiano più stretto con gli Stati Uniti in chiave di pressione su Caracas modificherebbe la postura di Bogotá, dopo una fase di normalizzazione dei rapporti bilaterali. Le scelte del nuovo governo in questo ambito avranno ricadute sull’intera architettura di sicurezza andina.

Più in generale, il riorientamento colombiano si inserisce in un momento di ricomposizione degli equilibri ideologici in America Latina, dove il ciclo delle sinistre appare in affanno in diversi Paesi. La regione non si muove tuttavia in blocco: le dinamiche restano largamente determinate da fattori interni, dalla congiuntura economica e dalla capacità dei singoli esecutivi di rispondere alle domande di sicurezza e benessere.

Uno sguardo prospettico

La vera prova non sarà la retorica elettorale, ma la governabilità. Le promesse di rigore securitario e di snellimento dello Stato dovranno fare i conti con la complessità di un Paese segnato da fratture territoriali, economie illegali radicate e istituzioni disomogenee. Il riavvicinamento a Washington offre risorse e legittimazione, ma comporta anche l’esposizione alle priorità di un partner la cui attenzione verso l’America Latina resta selettiva e condizionata dai propri cicli politici. La Colombia si trova, ancora una volta, a cercare un equilibrio tra ordine e inclusione: la sostenibilità del nuovo corso dipenderà dalla capacità di non sacrificare il secondo obiettivo in nome del primo.

Fonte originale: ilcaffegeopolitico.net/1006622/colombia-svolta-a-destra-la-vittoria…

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